(Adnkronos) –
'Viva l'Italia antifascista'. Marco Vizzardelli, il loggionista identificato dalla Digos dopo aver gridato la frase alla Scala, non ha dubbi il giorno dopo: "Pentito? Neanche un po', la ridirei. Non posso non andare in imbarazzo davanti a un La Russa, a un presidente del Senato che si tiene in casa determinate cose e dice determinate cose. Non c'era niente di preparato, è una frase che mi è uscita con il pilota automatico dopo l'inno di Mameli, tra l'altro in maniera calma, non era gridata'', spiega all'Adnkronos-  ''Sono sorpreso da tutto a partire dall'arrivo della Digos. Per aver detto una frase costituzionale è arrivata la Digos. Mi hanno detto che l'identificazione era una cosa di prassi ma io sono rimasto un po' interdetto", dice ricostruendo i fatti. "A quel punto mi hanno detto che se non mi identificavo avrei commesso un reato. 'Non ho commesso un reato perché ho detto 'Viva l'Italia antifascista', l'avrei commesso se avessi detto 'Viva l'Italia fascista'. Ho detto una cosa costituzionale e lapalissiana', ho risposto. Gli agenti si sono messi a ridere e mi hanno detto che erano anche molto d'accordo ma il loro compito era procedere all'identificazione. Allora l'abbiamo fatta anche molto amichevolmente'', continua. E' possibile che l'identificazione non fosse legata alla frase? "Non ci credo, ho dei dubbi. Voglio pensare che essendo la prima della Scala, essendoci molti politici, essendoci stato qualche movimento in piazza, anche se era molto più tranquilla rispetto agli scorsi anni, forse il Governo ha pensato bene di mandare molta Digos in maniera cautelare. Io non ho mai visto tanta Digos come quest'anno''.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)