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L'Unione Europea con ogni probabilità non riuscirà a consegnare all'Ucraina 1 milione di munizioni da artiglieria entro la fine di marzo del 2024, come aveva promesso di fare nei mesi scorsi. Lo aveva già previsto lunedì mattina il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, uno dei più decisi sostenitori dell'Ucraina in lotta con l'invasore russo: "La promessa non si è materializzata e purtroppo non credo che si materializzerà", ha ammesso. Anche il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, lo ha detto chiaramente: "Si deve presumere che il milione non verrà raggiunto", ha affermato.  Eppure ancora il 30 giugno scorso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen assicurava che "abbiamo già consegnato oltre 220mila munizioni e oltre 2mila missili. Siamo sulla buona strada per consegnare il milione di munizioni previste entro i prossimi 12 mesi", spostando già, a ben leggere, il termine temporale di tre mesi, dalla fine di marzo alla fine di giugno.  Il commissario al Mercato Interno Thierry Breton ha chiarito che non è un problema di capacità produttiva, che nell'Ue "c'è" per produrre un milione di pezzi l'anno. "Io sono responsabile della capacità produttiva – ha detto – ora bisogna che gli Stati procedano a fare gli ordini e che siano orientati principalmente all'Ucraina. Li sollecito vivamente a piazzare gli ordini". L'Alto Rappresentante dell'Ue Josep Borrell ha spiegato che finora sono stati consegnati a Kiev circa "300mila pezzi", tratti dalle scorte dei Paesi membri e dal "riorientamento" di ordini già piazzati. Il problema è che, visto che le aziende Ue della difesa operano sul libero mercato, "circa il 40% della produzione" di munizioni viene esportata verso Paesi terzi, anziché finire in Ucraina, che ne consuma in quantità inedita per difendersi dalla Russia, la quale ha un apparato produttivo militare che risponde a logiche ben diverse.  Per il ministro della Difesa lettone Andris Spruds, l'obiettivo di consegnare un milione di munizioni da artiglieria all'Ucraina entro la fine di marzo 2024 era chiaramente "simbolico". Borrell ha esortato gli Stati membri a piazzare ordini di produzione e a "ridirezionare" le esportazioni verso l'Ucraina. Nel frattempo, mentre gli Stati europei tentano di organizzarsi, gli ucraini combattono e muoiono: bisogna fare "di più e più rapidamente", ha detto Borrell, perché in guerra "il tempo si misura in vite umane".  Intanto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che fin dall'inizio dell'invasione aveva esortato a non sottovalutare la Russia, che è una "formidabile potenza militare", oggi ha ammesso che la "situazione sul campo di battaglia" in Ucraina è "difficile", quindi "è ancora più importante aumentare il sostegno a Kiev, perché non possiamo consentire che il presidente Vladimir Putin vinca". L'Ucraina "deve prevalere come nazione sovrana in Europa, è nel nostro interesse", ha sottolineato.  In serata, un'altra notizia che modifica il quadro. Il ministro della Difesa slovacco, Robert Kaliniak, ha informato Stoltenberg che il suo Paese non fornirà più armi e munizioni all'Ucraina. Nel corso di un incontro a Bruxelles, Kaliniak ha informato il capo dell'Alleanza Atlantica della "fine dell'assistenza militare all'Ucraina fornita dai depositi delle forze armate slovacche. La Slovacchia, tuttavia, continuerà a fornire all'Ucraina un'ampia serie di aiuti umanitari e di assistenza tecnica, il cui uso non provoca morti", ha riportato in una nota il ministero della Difesa di Bratislava.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)