Oggi il Consiglio Europeo a Bruxelles si è riunito per discutere importanti dossier quali l’ingresso dei sei Paesi dei Balcani occidentali nella comunità europea – processo che va avanti dal lontano 2003 – lo status di candidato dell’Ucraina all’ingresso nell’UE e la cruciale questione del price cap sul gas, voluta fortemente dal premier Draghi. Da sciogliere in Consiglio anche il caso Kaliningrad. L’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell appena arrivato al vertice ha dichiarato che “la Commissione europea chiarirà le linee guida perché non vogliamo un blocco o vietare il traffico tra Russia e Kaliningrad. Gli obiettivi sono due prevenire l’evasione delle sanzioni e non bloccare il traffico. E stiamo lavorando su questo”. Ha rassicurato che non c’è nessun blocco ma solo controllo merci che va fatto in maniera intelligente per non creare interruzioni.

Scholz ha affermato che quello a Bruxelles è «un Consiglio europeo storico, mostreremo ancora una volta la nostra solidarietà a Kiev, ma prenderemo anche una decisione importante per la prospettiva europea dell’Ucraina». «L’obiettivo è quello di creare le condizioni necessarie per intraprendere questa strada condizionale per l’Ucraina». Intanto il Cancelliere ha attivato in Germania la seconda fase del piano di emergenza per l’eventuale mancanza di forniture energetiche.

Cremlino, “Pace possibile solo alle nostre condizioni”

Nel frattempo la guerra continua senza sosta in Ucraina, e soprattutto senza alcuno spiraglio sul piano dei negoziati di pace. Mosca ha fatto sapere che la pace sarà possibile solo che Kiev accetterà tutte loro condizioni. Il portavoce del Cremlino Peskov ha inoltre aggiunto che la Russia «registra attentamente» tutti gli episodi dell’uso di armi occidentali in Ucraina. «Se alcune di queste armi raggiungono la prima linea e non vengono distrutte dai nostri militari, terremo traccia di come vengono utilizzate». E sulla proposta di un membro dell’amministrazione filorussa di Zaporizhzhia, il portavoce russo ha commentato che l’idea di abolire il confine tra la Russia e le regioni occupate dell’Ucraina «è fuori discussione».

A Severodonetsk si continua a combattere, con gli ultimi difensori ucraini trincerati nello stabilimento chimico Azot, le forze russe preparano l’avanzata verso Lysychansk, la città gemella sull’altra sponda del fiume Severskiy Donets. Un’ipotetica doppia conquista consentirebbe a Mosca di rivendicare il controllo degli interi confini amministrativi della regione di Lugansk. Intanto il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, ha annunciato l’arrivo nel Paese dei lanciarazzi americani Himars. Nella regione di Zaporizhzhia, le forze russe hanno smantellato la più grande centrale solare dell’Ucraina, che si trovava vicino alla città di Tokmak. I pannelli solari sono stati smontati, imballati e portati via, secondo quanto riporta Unian.

Pechino: no alla mentalità da Guerra Fredda

Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Wang Wenbin, si è espresso sulla guerra in corso dichiarando: “Esortiamo la Nato a smettere di provocare il confronto con linee ideologiche, diffondere disinformazione o fare dichiarazioni provocatorie sulla Cina e a porre fine ai tentativi di scatenare una nuova guerra fredda”. Wenbin ha puntato il dito contro la Nato perché ha provocato e “scombussolato” l’Europa e l’ha invitata a “smettere di rovinare l’Asia e il resto del mondo”. Xi Jinping intanto è stato impegnato nell’incontro virtuale dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) in cui ha affermato che le sanzioni occidentali a Mosca non sono altro che un boomerang e che Pechino non le applicherà mai. Anche il leader cinese ha ricordato la necessità di “abbandonare la mentalità da Guerra Fredda e di confronto tra gruppi, opporsi alle sanzioni unilaterali e all’abuso delle sanzioni per superare l’egemonia e le piccole cerchie”.