In Gran Bretagna Boris Johnson deve affrontare l’ennesima ondata di polemiche in relazione al party gate, ma nulla sembra scalfirlo e prosegue imperterrito per la sua strada. Anzi, sta addirittura pensando a una mossa per prendere alla sprovvista i leader europei e scuotere maggiormente gli equilibri sul fronte Ucraina. Il premier inglese, infatti, vorrebbe proporre un nuovo sistema di alleanze politiche, economiche e militari – che sostituisca l’Unione europea in questo particolare contesto della guerra – che riunisca tutti quei Paesi diffidenti verso Bruxelles e verso la risposta della Germania all’aggressione militare russa. Sembrerebbe che Johnson abbia già presentato il piano a Zelensky lo scorso aprile: si tratta di una sorta di “Commonwealth” europeo e sovranista che avrebbe la Gran Bretagna come leader e includerebbe Ucraina, Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania, oltre che potenzialmente la Turchia. Il corteggiamento di Londra a Kiev va avanti da qualche settimana e ora, con la rapida evoluzione del conflitto, Johnson sembra essere più intenzionato che mai a portar a casa l’accordo. Per il momento Zelensky non ha preso alcuna posizione in merito e aspetta il vertice UE del 23 giugno che delineerà se il suo Paese avrà lo status di “candidato” per l’ingresso nell’Unione. Dalle ultime dichiarazioni del Presidente e del ministro Kuleba, comunque, si evince che Kiev non è molto soddisfatta del supporto che alcuni Stati europei stanno dando alla causa ucraina. Sorge, poi, il dubbio che non è così vero che tutti i leader si augurano una sconfitta di Putin, come professano da mesi.

Si intensifica l’offensiva russa nel Donbas

Dalle parole forti e decise che rimbalzano tra il Cremlino e Kiev, sembra impossibile ad oggi far riprendere i negoziati per raggiungere un accordo sulla fine della guerra. Kiev è in attesa delle nuove sanzioni europee contro Mosca ed è decisa più che mai a non cedere alcun territorio a Putin. D’altro canto, però, l’esercito russo sta intensificando l’offensiva nel Donbas, soprattutto intorno alla città di Severodonetsk, punto chiave per il controllo della regione. In mattinata le forze di Mosca hanno sferrato attacchi in 40 città nelle aree del Donetsk e Lugansk mentre l’ambasciatore in Russia della regione ha dichiarato che sono circa 8mila i prigionieri di guerra ucraini detenuti nelle Repubbliche autoproclamate e «ogni giorno se ne aggiungono centinaia». Mariupol, intanto, è caduta sotto i colpi dell’assalto russo; i militari ucraini e i membri del battaglione Avoz sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal e trasportati verso aree controllate dai russi. Si attende di conoscere la loro sorte. Il governo di Kiev sta provando a riportarli in patria a fronte di uno scambio di prigionieri, Mosca ha risposto che potranno tornare solo dopo il processo. Dalle parole delle mogli dei combattenti sembrerebbe che esista un accordo segreto tra Kiev, Mosca, la CRI e l’ONU per salvaguardare le vite dei soldati.

Il G7 sull’energia precede il meeting UE di Bruxelles

Mentre al World Economic Forum di Davos si è riunita l’establishment europea menzionando poco e niente la guerra in Ucraina – questione che sta creando imbarazzo in Europa -, è in corso un altro importante appuntamento. A Berlino ieri si sono aperti i lavori del G7 energetico, guidato dalla ministra tedesca dell’ambiente Steffi Lemke e dal ministro dell’economia e della protezione del clima Robert Habeck. Per l’Italia è presente il Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. Le priorità intorno alle quali verte l’incontro riguardano la graduale eliminazione globale del carbone, la decarbonizzazione dei settori economici, il cambiamento sistemico verso la sostenibilità ambientale in tutti gli ambiti della vita, il contrasto all’estinzione delle specie, la protezione degli oceani. E sempre in tema di approvvigionamento energetico si parlerà nell’atteso incontro che riunirà i Paesi membri dell’UE per discutere dell’embargo del petrolio russo. Questo è un problema che sta mettendo a dura prova la stabilità della comunità europea e si cerca in tutti i modi di venire incontro alle esigenze di ogni nazione per provare a sbloccare lo stallo in corso.