Le promesse e le rassicurazioni non bastano. All’indomani della visita di Draghi, Scholz e Macron a Kiev e dell’incontro con Zelensky, la pace non appare più vicina, anzi. Il presidente ucraino ha chiesto più volte armi e che fosse favorito l’ingresso del Paese nell’Unione Europea. I tre leader hanno assicurato sostegno ma le loro appaiono più parole di circostanza che impegni concreti.

Il processo di adesione all’UE è molto lungo e complesso e non basteranno le parole di Draghi, Scholz e Macron ad accelerarlo. La guerra in corso non può essere una motivazione valida per favorire l’Ucraina, forse il contrario. Tra i requisiti da rispettare per entrare nell’Unione ci sono il rispetto della libertà, della democrazia, dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto. Senza contare i criteri economici, che prevedono la presenza di un’economia di mercato libera e concorrenziale.

La preoccupazione dei governi più scettici, soprattutto di Danimarca e Paesi Bassi, è che possano ripetersi casi come quello dell’Ungheria, un paese che utilizza i fondi europei per arricchire la propria classe di oligarchi. In ogni caso, per analizzare tutti i parametri ci vuole tempo, anche un decennio come avvenuto nel caso della Croazia. Accelerare l’ingresso dell’Ucraina bypassando passaggi fondamentali non sembra auspicabile.

Onu: situazione umanitaria allarmante

La crisi umanitaria in Ucraina si fa sempre più preoccupante, mentre le bombe continuano a distruggere la parte orientale del Paese. Lo afferma in una nota l’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. “A quasi quattro mesi dall’inizio della guerra, la situazione umanitaria in tutta l’Ucraina, in particolare nel Donbass orientale, è estremamente allarmante e continua a deteriorarsi rapidamente”, si legge. L’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr), intanto, ha reso noto che dall’inizio dell’invasione russa sono stati uccisi 4.481 civili. Un bilancio pesantissimo, che non tiene conto delle migliaia di vittime tra le forze armate, sia russe che ucraine.

Gazprom taglia le forniture di gas all’Italia

Brutte notizie sul fronte del gas. La russa Gazprom ha comunicato che fornirà solo il 50% di quanto richiesto da Eni, ovvero 63 milioni di metri cubi giornalieri. A farlo sapere è la stessa Eni.

Dopo l’annuncio della riduzione della fornitura, Draghi ha commentato: “I motivi per i tagli di forniture che colpiscono un po’ tutta l’Europa ci viene detto sono tecnici, una delle spiegazioni è che la manutenzione è difficile a causa delle sanzioni. Da parte della Germania e nostra e di altri riteniamo che queste siano bugie, che in realtà ci sia un uso politico del gas, come c’è un uso politico del grano”.