Carenza di precipitazioni, siccità, desertificazione. È questa la fotografia dell’Italia scattata negli ultimi giorni. Una situazione grave che ha portato il consiglio dei ministri a riunirsi, questa sera, per decretare lo stato di emergenza idrica. Di emergenza, tuttavia, non si può parlare. Il rischio siccità era concreto e conclamato già da tempo.

Italia a rischio desertificazione

Di rischio desertificazione ha parlato l’ISPRA nel suo rapporto, pubblicato lo scorso 14 giugno 2022 in vista della Giornata Mondiale per la lotta a desertificazione e siccità. Qui si evidenza che l’Italia presenta evidenti segni di degrado, che si manifesta con caratteristiche diverse in circa il 28% del territorio. A maggior rischio, le regioni meridionali dove le condizioni meteoclimatiche contribuiscono fortemente alla vulnerabilità alla desertificazione. Tuttavia, significativi peggioramenti si riscontrano anche in aree del nord, come in Veneto, Piemonte, Emilia Romagna. Causa del fenomeno sono la perdita di qualità degli habitat, l’erosione del suolo, la frammentazione del territorio, la densità delle coperture artificiali.

Dispersione della rete idrica

Non tutta l’acqua immessa viene effettivamente erogata agli utenti finali. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, l’Istat ha messo in luce come l’obiettivo prioritario sia il contenimento dei livelli di perdite idriche. Esso assorbe quasi un terzo degli investimenti realizzati.

I dati dicono che nel 2020 sono andati dispersi 0,9 miliardi di metri cubi, pari al 36,2% dell’acqua immessa in rete, con una perdita giornaliera per km di rete pari a 41 metri cubi. Il livello di dispersione di acqua nella rete idrica risulta differenziato a livello geografico, con il Nord più virtuoso (32% di perdite) e il Sud meno (50% di perdite).

Le perdite totali di rete hanno importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica come quello che stiamo affrontando. Esse, sottolinea l’Istat, “sono da attribuire a fattori fisiologici presenti in tutte le infrastrutture idriche, alla vetustà degli impianti, prevalente soprattutto in alcune aree del territorio, e a fattori amministrativi, riconducibili a errori di misura dei contatori e ad allacci abusivi, per una quota che si stima pari al 3% delle perdite”.

L’obiettivo a breve termine è migliorare la salvaguardia della risorsa idrica e garantirne il riuso, facendo investimenti mirati anche grazie all’utilizzo dei fondi del PNRR. Sostenibilità ambientale e ciclo dell’acqua sono inscindibilmente legate. La risorsa idrica deve rientrare a pieno titolo nel paradigma dell’economia circolare. Una volta prelevata e utilizzata, dopo gli opportuni trattamenti, deve essere restituita all’ambiente anche in altre forme.

Quanta acqua consumano gli italiani

Il cambiamento climatico in atto implica inevitabilmente la variazione della disponibilità della risorsa idrica. L’Italia si attesta come Paese a stress idrico medio. Tuttavia, il consumo pro capite di acqua potabile si mantiene molto elevato, ovvero 236 litri per abitante al giorno nei Comuni capoluogo e Città metropolitane, contro una media europea di circa 125 litri. Questo comporta la necessità, nell’immediato, di garantire il diritto all’accesso all’acqua potabile. Contemporaneamente occorre di definire e implementare strategie di lungo periodo che coinvolgano tutti i principali utilizzatori della risorsa ai fini della sua tutela.