Il gasdotto Nord Stream, dopo i lavori di manutenzione della settimana scorsa, ha ripreso a funzionare. La notizia segue alla motivata preoccupazione che la Russia utilizzasse i lavori come scusa per interrompere le forniture di gas.

Minaccia evitata…

Sono passati esattamente dieci giorni da quando la Russia ha deciso di chiudere il gasdotto Nord Stream per lavori di manutenzione ordinaria. La struttura è responsabile del trasferimento di grandi quantità di gas dalla Russia alla Germania, da cui è poi distribuito ai restanti paesi del continente europeo.

Lo scenario di crisi dovuto al conflitto in Ucraina aveva fatto tremare l’Unione Europea nella misura in cui si pensava che la motivazione dei lavori, programmati in realtà da molto tempo, avrebbe fornito l’assist alla Russia per far cessare gli approvvigionamenti del tutto. Le preoccupazioni erano anche alimentate dal fatto che da settimane i flussi di gas verso la Germania stavano diminuendo in modo progressivo.

L’Unione Europea, contraria fin da subito a non cedere sul fronte sanzioni, si era infatti già mobilitata al fine di contrastare lo scenario dai potenziali effetti catastrofici. Tra questi, massima apprensione destava la probabile recessione con relative conseguenze sulla tenuta sociale di tutta l’eurozona. La soluzione concepita nell’immediato era quella di far fronte all’ipotesi attraverso una duplice politica di razionamento generale e di ricerca di nuove fonti di approvvigionamento.

…ma non sventata

Nonostante il gasdotto abbia ripreso a funzionare, la Bnetza tedesca (l’Agenzia Federale per le Reti, struttura paragonabile alle nostre Eni, Enel e Terna) ha comunicato oggi che le forniture di gas da parte del Nord Stream sono attualmente ridotte al 30% rispetto alla media statistica del periodo in scenario pre-crisi bellica. Percentuale che il presidente russo Putin ha minacciato di ridurre fino a portarla al 20%.

La possibile ulteriore riduzione sarebbe principalmente generata dalla mancata restituzione, a causa delle sanzioni, delle componenti di ricambio per il gasdotto da parte di Europa e Canada. Non è infatti un caso che la riapertura del Nord Stream sia immediatamente conseguente alla volontà manifestata dai due continenti di riconsegnare la turbina Siemens che era temporaneamente bloccata in Canada.

Alla luce di questi dati e dei possibili scenari futuri, non è un caso che i mercati internazionali non considerino attualmente sventata la crisi del gas e del settore energetico in generale. Infatti i valori di mercato della azioni dei principali fornitori di energia globali sono continuamente in calo, con conseguente rialzo dei prezzi di costo dei servizi erogati.