Eva Kaili, ex vice presidente del Parlamento europeo in carcere dallo scorso 9 dicembre in relazione all’inchiesta Qatargate, durante gli interrogatori ha ammesso di aver chiesto al padre di nascondere il denaro di provenienza illegale e di essere a conoscenza dell’attività illecita condotta dal marito, Francesco Giorgi, insieme all’ex eurodeputato Antonio Panzeri, entrambi attualmente in carcere. Lo riferisce il quotidiano belga Le Soir, basandosi su documenti consultati insieme a Knack e La Repubblica.

Ammissione di responsabilità

La Kaili, attualmente detenuta nel carcere di Haren a Bruxelles, aveva cercato inizialmente di negare ogni accusa, dichiarando la sua totale estraneità ai fatti e affermando di “non volere finire come Ifigenia”, riferendosi al sacrificio della figlia di Agamennone nella mitologia greca.

Secondo quanto riportato da un giornale Le Sori, che per primo ha diffuso la notizia, il giorno dell’irruzione che ha portato all’arresto, l’ex vicepresidente sarebbe entrata in panico dopo che le forze di polizia avevano posto in stato di fermo il suo compagno Francesco Giorgi, il quale aveva appena lasciato il loro appartamento vicino al Parlamento Europeo.

Inoltre, la Kaili, riferisce sempre il giornale citando fonti vicine alla polizia belga, oltre a cercare di mettersi in contatto con Panzeri e altri due eurodeputati menzionati nell’inchiesta, avrebbe anche avvisato il suo padre, fermato poco dopo al Sofitel, un hotel di lusso nel quartiere europeo mentre cercava di fuggire con una valigia piena di contanti.

L’ex vicepresidente del Parlamento europeo è ora in attesa di un processo che determinerà il suo destino e comparirà giovedì prossimo davanti alla camera di consiglio, che dovrà decidere se prolungare la sua detenzione o rilasciarla con o senza condizioni.