Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha preannunciato quelle che saranno le sue proposte in merito alla politica energetica italiana che saranno discusse nel prossimo Consiglio dei Ministri, previsto per questa sera. Lo ha fatto a margine dell’evento “Direzione Nord”, a Milano.

Le parole del ministro

L’intervento del ministro si è concentrato inizialmente sul tema delle rinnovabili, dove l’obiettivo della politica energetica nazionale è quello di aumentarne significativamente la produzione, applicando contestualmente uno strumento di controllo del prezzo, sorta di price cap dinamico simile al meccanismo di compensazione introdotto dal precedente esecutivo a guida Draghi nel febbraio scorso.

“Il nostro obiettivo è superare 10 Gw di nuove rinnovabili installate tutti gli anni. Nel 2021 ci siamo fermati a 1,5 Gw, quest’anno dovremmo arrivare a 8 o 9, ma dal 2023 dobbiamo superare i 10 Gw in modo deciso. Presenterò al Cdm una forma di proposta di price cap nazionale che riguarda il sistema delle rinnovabili. Significa mettere un tetto al prezzo dell’energia da fonti rinnovabili che naturalmente non hanno un onere eccessivo di costo per la produzione. Un tetto in questo caso molto alto, 180 euro al megawatt è la proposta elaborata dal Mase, che scatta e determina un prelievo rispetto all’impresa qualora si superi l’importo di 180 euro al megawatt/ora”, ha detto il ministro in apertura del suo discorso.

Sul fronte dell’autonomia energetica, il ministro si è espresso sostenendo che per la stagione invernale non sussistano al momento scenari di criticità (che potrebbero tuttavia verificarsi nel corso del prossimo anno), anche se tale risultato sarebbe determinato anche dalla costruzione e messa in funzionamento dei rigassificatori, quello di Piombino in testa.

“È un sacrificio immediato con l’impegno a non farlo durare più di due, tre anni perché ci sono le alternative ma è essenziale per l’Italia perché se non abbiamo i 5 miliardi di metri cubi di rigassificazione di Piombino, non facciamo il prossimo inverno. Sul reperimento energetico, infatti, le preoccupazioni sono forti, non tanto per questo inverno che dovremmo riuscire a superare ma sicuramente per il 2023. Il venir meno delle forniture russe vuol dire che durante l’estate dobbiamo costituire le riserve, gli stoccaggi e naturalmente essere pronti per il prossimo inverno”, ha aggiunto Pichetto Fratin.

In chiusura del suo intervento, il ministro ha parlato del tema dell’approvvigionamento energetico nazionale, sostenendo che il nostro Paese non sarebbe attualmente autosufficiente da questo punto di vista dal momento che, una volta limitati drasticamente i rapporti con Gazprom, la politica energetica nazionale farebbe leva sugli accordi internazionali stabiliti recentemente con Algeria e Paesi mediorientali.

“Da soli a livello interno no, non saremo autosufficienti. Noi non abbiamo tutta questa disponibilità, siamo un Paese che solo di gas consuma circa 76 miliardi di metri cubi e finora il prelievo nazionale è stato di circa 3 miliardi di metri cubi, ce ne mancano 73. Per questo noi facciamo leva su accordi internazionali che abbiamo raggiunto con Algeria e Paesi del Medio Oriente e naturalmente abbiamo già una valvola di sfogo nell’aumentare leggermente i prelievi nazionali. Ma il prelievo nazionale ha più una valenza di prospettiva. Coloro che attiveranno le concessioni nazionali entro un certo limite che è molto basso si impegnano a fornire anticipatamente pari quantità di conseguenza significa creare un piccolo fondo di garanzia per il futuro”, ha concluso il ministro.