“Se vogliamo essere discepoli di Gesù” dobbiamo prendere “una ferma decisione”. Lo ha detto Papa Francesco parlando ai fedeli in piazza San Pietro durante l’Angelus. L’episodio del vangelo è quello in cui gli apostoli “Giacomo e Giovanni si lasciano prendere dall’ira”. “Questo capita anche a noi – dice Bergolgio – quando, pur facendo del bene, magari con sacrificio, anziché accoglienza troviamo una porta chiusa. Viene allora la rabbia. Tentiamo perfino di coinvolgere Dio stesso, minacciando castighi celesti”.

A questo modo di reagire, Gesù ne oppone uno diverso. “Gesù invece percorre un’altra via – prosegue il Papa – quella della ferma decisione, che, lungi dal tradursi in durezza, implica calma, pazienza, longanimità, senza tuttavia minimamente allentare l’impegno nel fare il bene. Questo modo di essere non denota debolezza, ma, al contrario, una grande forza interiore”.

Cercare il bene non l’approvazione degli altri

Papa Francesco dice che “lasciarsi prendere dalla rabbia nelle contrarietà è facile, è istintivo”. Tuttavia, “quando troviamo delle chiusure, dobbiamo volgerci a fare il bene altrove, senza recriminazioni. Così Gesù ci aiuta a essere persone serene, contente del bene compiuto e che non cercano le approvazioni umane”.

“A volte pensiamo che il nostro fervore sia dovuto al senso di giustizia per una buona causa, ma in realtà il più delle volte non è altro che orgoglio, unito a debolezza, suscettibilità e impazienza – ammonisce il Papa – Chiediamo allora a Gesù la forza di essere come Lui, di seguirlo con ferma decisione. Di non essere vendicativi e intolleranti quando si presentano difficoltà, quando ci spendiamo per il bene e gli altri non lo capiscono. No, silenzio e avanti”.

Ecuador, solo con il dialogo si trova la pace

Il Papa esprime “preoccupazione quanto sta accadendo in Ecuador. Sono vicino a quel popolo e incoraggio tutte le parti ad abbandonare la violenza e le posizioni estreme”, dice Francesco. “Solo con dialogo si potrà trovare la pace sociale, con particolare attenzione alle popolazioni emarginate e i più poveri, ma sempre rispettando i diritti di tutti e le istituzioni del Paese”.

Non dimentichiamo l’Ucraina affitta dalla guerra

Papa Francesco, nei consueti saluti che seguono la recita dell’Angelus, torna a parlare di Ucraina dove “continuano i bombardamenti che causano morte, distruzione e sofferenze per la popolazione”, ricorda il Pontefice. “Non dimentichiamo quel popolo afflitto dalla guerra, nel cuore e con le nostre preghiere”, conclude il Papa.