Bagno di folla per Papa Francesco questa mattina a L’Aquila, dove il Pontefice ha dato avvio alla festa della Perdonanza Celestiana con la messa celebrata a Collemaggio e l’apertura della Porta Santa.

Dopo aver proclamato le formule di rito, il Pontefice ha battuto tre volte sul portone della basilica di Santa Maria di Collemaggio con il bastone d’ulivo del Getsemani, consegnatogli dal sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi. È il primo Pontefice in 728 edizioni della Perdonanza aquilana.

Solo attraverso il perdono si costruisce la pace

“Voi potete custodire il dono della misericordia perché conoscete cosa significa perdere tutto, veder crollare ciò che si è costruito, lasciare ciò che vi era più caro, sentire lo strappo dell’assenza di chi si è amato. Voi potete custodire la misericordia perché avete fatto l’esperienza della miseria”. Queste le parole che il Papa ha rivolto agli aquilani durante l’omelia, incentrata sul tema della misericordia e del perdono.

Il Pontefice parla anche del “terremoto dell’anima” che mette l’uomo “in contatto con la propria fragilità, i propri limiti, la propria miseria. In questa esperienza si può perdere tutto, ma si può anche imparare la vera umiltà. In tali circostanze ci si può lasciar incattivire dalla vita, oppure si può imparare la mitezza. Umiltà e mitezza, allora, sono le caratteristiche di chi ha il compito di custodire e testimoniare la misericordia”. Francesco parla anche di perdono che “è passare dalla morte alla vita, dall’esperienza dell’angoscia e della colpa a quella della libertà e della gioia”. Solo “attraverso il perdono ricevuto e donato”, ricorda il Papa, “si costruisce la pace”.

Riabilitato Celestino V

Papa Francesco ha parlato di Celestino V, “un testimone coraggioso del Vangelo, perché nessuna logica di potere lo ha potuto imprigionare e gestire”, ha detto il Pontefice. “Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come ‘colui che fece il gran rifiuto’, secondo l’espressione di Dante nella Divina Commedia; ma Celestino V non è stato l’uomo del ‘no’, è stato l’uomo del ‘sì’”, ha sottolineato Bergoglio che ha aggiunto: “In lui noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia”.

Umiltà

Il Papa, ricordando l’umiltà di Celestino V, ha sottolineato che “gli umili appaiono agli occhi degli uomini deboli e perdenti, ma in realtà sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà”.

“L’umiltà non consiste nella svalutazione di sé stessi, bensì in quel sano realismo che ci fa riconoscere le nostre potenzialità e anche le nostre miserie. A partire proprio dalle nostre miserie, l’umiltà ci fa distogliere lo sguardo da noi stessi per rivolgerlo a Dio”.  “La forza degli umili è il Signore, non le strategie, i mezzi umani, le logiche di questo mondo”.

Saluto alle famiglie delle vittime del terremoto

All’arrivo a L’Aquila, Francesco aveva salutato le famiglie delle vittime del terremoto. “Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente – ha detto Bergoglio – Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione. C’era tutto da ricostruire: le case, le scuole, le chiese”.

Tuttavia, ha ricordato Francesco, “questo si fa insieme alla ricostruzione spirituale, culturale e sociale della comunità civica e di quella ecclesiale. La rinascita personale e collettiva è dono della Grazia ed è anche frutto dell’impegno di ciascuno e di tutti. È fondamentale attivare e rafforzare la collaborazione organica, in sinergia, delle istituzioni e degli organismi associativi: una concordia laboriosa, un impegno lungimirante”.