L’ex segretario e presidente cinese Jiang Zemin è morto all’età di 96 anni stroncato da una leucemia. Il leader, che guidò il Partito comunista dal 1989 al 2022 e fu presidente della Cina dal 1993 al 2003, ricoprì un ruolo fondamentale nel percorso di apertura della Cina verso il mondo, traghettandola dalle rivolte di piazza Tienanmen all’ingresso della potenza asiatica nella WTO, l’Organizzazione mondiale del commercio.

Addio a uno dei leader cinesi più influenti

Zemin era uno dei leader “immortali” della Cina negli anni Novanta e nei primi anni Duemila e la sua visione ha influito sulle mosse del Partito comunista cinese fino a pochi anni fa. Il leader cinese, iniziando la carriera all’ombra di Deng Xiaoping, ha ricoperto il ruolo di segretario generale del Partito comunista cinese, la carica più importante del Paese, tra il 1989 e il 2002. Ha guidato il Partito subito dopo il massacro degli studenti in piazza Tienanmen che protestavano contro il governo, uno dei momenti più drammatici e critici della storia moderna cinese. 

Jiang Zemin era stato precedentemente capo del Partito a Shanghai, la città cinese che più di altre si era fin da subito aperta al mondo. Venne chiamato a Pechino per portare avanti le riforme di Deng e gestire il dissenso politico interno, soprattutto nel periodo sanguinoso della crisi di Tienanmen. Il suo primo compito fu quello, infatti, di stabilizzare il paese in un momento in cui la popolazione cinese era scossa dalle proteste e dal massacro e che inevitabilmente determinò l’isolamento della Cina dalla comunità internazionale. 

Nonostante la rigide misure messe in atto da Zemin e la repressione di minoranze e organizzazioni non allineate, come per esempio il culto religioso di Falun Gong e le proteste in Tibet, l’isolamento cinese durò poco. Le politiche commerciali attuate portarono alla completa trasformazione della Cina che divenne la prima grande potenza manifatturiera al mondo e, grazie a Zemin, il Paese conobbe un esponenziale periodo di crescita economica e commerciale.

La svolta capitalistica

Jiang Zemin fu fautore dell’ingresso della Cina nel sistema capitalistico, una vera rivoluzione per un paese che fino a quel momento aveva vissuto isolato dal mondo e che all’improvviso invadeva il mercato mondiale. Questo permise alla potenza asiatica di far crescere il proprio PIL andando ogni anno in doppia cifra. Il grande passo per la Cina di Zemin fu l’ingresso, nel 2001, nell’Organizzazione  mondiale del commercio (WTO). Questa mossa consentì al gigante asiatico di integrarsi e avvicinarsi sempre più alle economie degli Stati Uniti e dell’Europa. Uno dei simboli di questa apertura verso l’Occidente fu la decisione del CIO di assegnare le Olimpiadi del 2008 proprio a Pechino. 

Quello fu il periodo storico in cui l’Occidente era convinto di poter favorire un regime più democratico in Cina sfruttando l’integrazione del Paese nel sistema dei commerci internazionali e sostenendo il miglioramento delle condizioni di vita di centinaia di milioni di cinesi. Nel corso del suo lungo mandato Jiang Zemin instaurò anche ottimi rapporti diplomatici con i leader internazionali, essendo un grande amante delle canzoni in inglese e dei film di Hollywood.

Nel 2002, a 76 anni, lasciò la guida del Paese a Hu Jintao, ma per altri due anni ricoprì la carica di Presidente della Commissione militare centrale.