La spedizione azzurra ai mondiali di nuoto di Budapest si è conclusa trionfalmente. Il bilancio finale è di nove medaglie d’oro, sette d’argento e sei di bronzo, bottino che permette all’Italia di posizionarsi terza nel medagliere internazionale, superata esclusivamente da Stati Uniti e Cina.

I risultati

L’Italia dello sport sembra non aver perso lo spirito che, nel 2021, l’aveva portata a conquistare storici risultati agli Europei di calcio Uefa e alle Olimpiadi di Tokyo. La performance della nazionale italiana di nuoto ai mondiali di Budapest è stata grandiosa, superando addirittura i risultati della precedente edizione coreana del 2019.

L’urto causato dall’assenza di un mostro sacro del nuoto italiano come Federica Pellegrini è stato assorbito. La nuova generazione di campioni prende il testimone dalla precedente e si impone sullo scenario internazionale quasi fosse una superpotenza.

Gli ori, per dirne solo alcuni, di Ceccon, Martinenghi, Verani, della Pilato e dell’ “eterno” Paltrinieri brillano di un riflesso che già sa di storia e che, sicuramente, fungerà da propulsivo per gli Europei che si svolgeranno a Roma a partire da agosto.

Il segreto

Ma qual è il segreto, se esiste, del successo italiano? Oltre al canonico impegno, fatica e spirito di abnegazione sembra infatti che il management sportivo della Federazione Italiana Nuoto sia stato in grado di costruire atleti che risultano essere completi sia dal punto di vista fisico che psichico.

Atleti capaci di sentirsi parte di un organismo collettivo, dove lo spirito di competizione è direttamente proporzionale al desiderio di farcela insieme.

Per comprendere a fondo la connessione che esiste tra gli atleti italiani, basta citare lo stesso Paltrinieri che, dopo l’oro nella 10 km, ha dichiarato: “Capivo che era Mimmo e non il tedesco Wellbrock a toccarmi i piedi nel rush finale, ed è stato come sentirmi a casa”.