Casa ancora sotto attacco. Mentre il centrodestra prova a frenare la riforma del catasto e il conseguente aumento di tasse sulle abitazioni, le raccomandazioni di Bruxelles diventano un caso politico, che spaca la già precaria maggioranza allargata.

Da una parte c’è Matteo Salvini, che chiede di non provare “a reintrodurre dalla finestra le tasse sulle case, che abbiamo fatto uscire dalla porta”, dall’altra c’è Enrico Letta che non ha gradito le esternazioni del leader della Lega. Al centro, a fare da arbitro – o meglio da uccello del malaugurio – c’è il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, che ricorda che l’Italia è a rischio recessione ed è arrivato il momento di accelerare sulle riforme e sul Pnrr.

Basta bonus, quindi. Conte aveva inaugurato la stagione degli “aiuti di stato” per i quali è stato, a ragione, biasimato. Draghi, che doveva dare una svolta alla situazione paese, ha proseguito sulla stessa strada, senza però attirarsi le critiche del suo predecessore.

Questa politica dei bonus ha pagato poco, creando situazioni di stallo se non di criticità, come avvenuto soprattutto nel settore dell’edilizia. L’Europa chiede di tagliare il debito e il rischio tasse è dietro l’angolo. Ma la casa non si tocca. Questo uno dei punti per il quale si sta battendo il centrodestra, che poche settimane fa ha trovato un accorso con il presidente del Consiglio. Draghi, in quell’occasione, aveva assicurato che la riforma del Catasto non avrebbe comportato revisioni della tassazione sulla casa.

Il mattone è ancora una sicurezza per gli italiani, e la prima casa un diritto fondamentale che né l’Ue né il governo possono mettere in discussione. Salvini lo ha ribadito più volte, confermando l’impegno a favore degli italiani. Taglio delle tasse e meno burocrazia sono gli obiettivi della Lega, contro una sinistra che, anziché guardare ai problemi concreti del Paese, ingaggia battaglie su questioni futili come Ius Soli e Ddl Zan.