Il Presidente del Consiglio uscente Mario Draghi ha ricevuto il premio “World Statesman Award” dalla “Appeal of Conscience Foundation”. Alla cerimonia, che si è celebrata all’Hotel Perrine di New York, hanno preso parte le massime autorità di rappresentanza del tessuto istituzionale e imprenditoriale statunitense, dal Presidente Joe Biden all’amministratore delegato di Bank of America Brian Thomas Moynihan. In passato, il premio era stato conferito a leader del calibro di Mikhail Gorbacev, Angela Merkel e Shinzo Abe, ricordato da Draghi nel suo discorso di accettazione.

Il discorso

Mario Draghi ha incentrato il suo discorso sulla necessità, da parte del mondo politico e istituzionale occidentale, di porre in essere una buona politica estera atta ad affrontare efficacemente lo sviluppo delle autocrazie moderne. Le conseguenze del conflitto russo ucraino infatti rischiano di ricreare uno scenario simile alla Guerra Fredda, con due blocchi distinti in costante contrasto tra loro.

«L’invasione russa dell’Ucraina rischia di inaugurare una nuova era di polarizzazione. Un’era che non abbiamo visto dalla fine della Guerra Fredda. La questione di come trattiamo con le autocrazie definirà la nostra capacità di plasmare il futuro comune per molti anni a venire», ha esordito il Presidente del Consiglio, che ha poi proseguito dicendo: «Quando tracciamo una linea rossa, dobbiamo farla rispettare. Quando prendiamo un impegno, dobbiamo onorarlo. Le autocrazie prosperano sfruttando la nostra esitazione. Dovremmo evitare l’ambiguità, per non pentircene in seguito. Infine, dobbiamo essere disposti a collaborare, purché ciò non significhi compromettere i nostri principi fondamentali. L’Unione Europea e il G7, insieme ai nostri alleati, sono rimasti fermi e uniti a sostegno dell’Ucraina, nonostante i tentativi di Mosca di dividerci. La nostra ricerca collettiva per la pace continua, come dimostra l’accordo per sbloccare milioni di tonnellate di cereali dai porti sul Mar Nero. Solo l’Ucraina può decidere quale pace sia accettabile, ma dobbiamo fare tutto il possibile per favorire un accordo quando finalmente sarà possibile».

Successivamente, l’ex Presidente della Banca Centrale Europea si è soffermato sulla tematica del coraggio e sulla necessità di non rimanere indifferenti. Infatti solo questo sentimento, nelle parole usate dal Draghi, sarebbe in grado di opporsi alla generalizzata violenza che si respira in questo periodo storico.

«Come mi è stato ricordato durante la mia recente visita a Yad Vashem, l’indifferenza è il peggior nemico dell’umanità. Parlare apertamente non è solo un obbligo morale, è un dovere civico. A coloro che chiedono silenzio, sottomissione e obbedienza dobbiamo opporre il potere delle parole e dei fatti. Oggi il mondo ha bisogno di coraggio, chiarezza, amore e speranza», ha affermato Draghi.

In conclusione del suo intervento di accettazione, il Presidente del Consiglio uscente ha voluto ricordare il premier giapponese Shinzo Abe, scomparso recentemente a causa di un attentato terroristico. Il politico nipponico, grande protagonista della stagione delle riforme istituzionali e fiscali che hanno sollevato il Giappone dopo il disastro nucleare di Fukushima, era stato premiato alla cerimonia l’anno scorso.

«Vorrei rendere omaggio al compianto Shinzo Abe, che è salito su questo palco lo scorso anno e ha ricevuto questo premio. Abe credeva fermamente nel dovere del Giappone di contribuire alla stabilità globale. Ha agito con forza per rinvigorire l’economia giapponese, attraverso una combinazione di politica fiscale, politica monetaria e di riforme dal lato dell’offerta. La vita di Abe è stata tragicamente interrotta, ma la sua eredità sopravvive tra la gente del Giappone e oltre», ha affermato Draghi.

Gli onori

La cerimonia di premiazione è stata una ulteriore conferma di quanto il tessuto politico, istituzionale e imprenditoriale mondiale stimi l’attuale Presidente del Consiglio italiano.

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha definito Draghi «una voce potente nel promuovere la tolleranza e la giustizia», mentre l’ex Segretario di Stato americano e premio Nobel per la Pace Henry Kissinger ha affermato: «Ho grande rispetto per lui e per la sua grande visione e capacità di analisi».

Alla cerimonia hanno partecipato, oltre all’ambasciatrice d’Italia a Washington Mariangela Zappia e il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, l’amministratore delegato di Bank of America Brian Thomas Moynihan e il Presidente di Blackstone Group Stephen Allen Schwarzman, che ha ricordato come Draghi abbia «salvato l’Europa dal collasso e dato lustro al suo Paese nel mondo».