Un amore chiamato poltrona. Si potrebbe parafrasare così il titolo del libro di Luigi Di Maio, artefice nei giorni scorsi di una clamorosa scissione dal Movimento 5 Stelle e da Giuseppe Conte. La regola dei due mandati non è andata giù al ministro degli Esteri, che ad alzarsi dallo scranno proprio non ci pensa.

Mentre Conte chiedeva un ritorno alle origini, il ministro degli Esteri ha convinto 61 parlamentari a seguirlo nella sua deriva moderata e centrista. Con 51 deputati e i 10 senatori in meno, è forte la difficoltà del Movimento, che ha perso una buona fetta dei 333 eletti conquistati alle Politiche 2018. Ora i 5 Stelle diventano il secondo partito dopo la Lega, che vede rinforzato il proprio ruolo all’interno della maggioranza. Il Governo non è a rischio ma la base si allarga e la sensazione è che prendere decisioni diventerà sempre più complicato.

Nel pomeriggio è in programma una riunione dei deputati e senatori scissionisti, durante la quale verranno poste le fondamenta di “Insieme per il futuro”. Si collocherà nell’area moderata e centrista. Tuttavia, non si tratterà di un partito politico in senso classico, fanno sapere voci interne, né avrà un simbolo o una sede. Premesse che ricordano la nascita del Movimento, sorto con l’obiettivo di rappresentare l’antipolitica e finito per essere emblema di un sistema in cui ognuno cerca di ritagliarsi la propria fetta di potere.

E di potere e poltrone si dovrà discutere anche all’interno dei pentastellati, scossi dall’abbandono di Di Maio. Conte, mai come in questo momento, ha l’occasione di far riguadagnare consensi al Movimento. Certo, occorrerebbe un atto di coraggio. Soltanto in questo modo riuscirebbe a riconquistare gli elettori delusi e quanti si sono allontanati con la sensazione di essere stati traditi da un movimento diventato sempre più omogeneo al sistema.

La frattura interna ai 5 Stelle ha necessariamente ricadute sulle altre forze politiche. Cosa faranno Matteo Salvini ed Enrico Letta? Il segretario della Lega ha già espresso pesanti critiche sulla decisione di Di Maio e sul suo attaccamento alla poltrona. Difficile che il ministro degli Esteri trovi spazio nell’area più a destra del centro. Quanto al leader del Partito Democratico, preferirebbe fare finta di nulla e continuare per la sua strada. Appare, però, inevitabile che debba scegliere dalla parte di chi schierarsi: Di Maio o Conte? La decisione influenzerà e non poco gli equilibri delle forze politiche alle prossime elezioni.