L’Ufficio Studi di Confcommercio ha prodotto un report secondo il quale l’Italia si avvia verso uno scenario lievemente recessivo. Il progressivo deterioramento del tessuto economico e imprenditoriale italiano, come prevedibile, sarebbe dovuto alle conseguenze inflative determinate dalla crisi del settore energetico.

Il report

Nel documento si prevede che, entro Marzo 2023, c’è il rischio concreto che più di centomila imprese chiudano definitivamente i battenti. Oltre a questo, la Confcommercio ha previsto un tasso di crescita economica pari a zero. Nonostante il direttore dell’Ufficio Studi Mariano Bella abbia precisato che le stime realizzate sarebbero fondamentalmente di natura prudenziale, i risultati del documento sono preoccupanti.

Per quanto riguarda il Prodotto Interno Lordo italiano, emerge che nel terzo trimestre del 2023 questo potrebbe scende di quasi un punto percentuale, mentre per i consumi viene calcolato un forte rallentamento soprattutto nella seconda parte dell’anno. Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi, nel report si calcola che l’anno potrebbe chiudersi con un tasso inflativo di quasi otto punti percentuale.

Il Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha commentato i risultati del documento affermando che “nonostante crisi gravissime a livello internazionale, l’Italia ha reagito bene, meglio di altri Paesi europei, ma il caro energia inarrestabile rende più concreti i rischi di recessione. Ecco perché, in raccordo con l’Europa, bisogna mettere in campo con la massima urgenza interventi strutturali per superare l’emergenza energetica, contenere l’inflazione ed evitare il pericolo recessione”.