Esempi di contestazioni a presidenti e società si sono sempre visti nel calcio ma ora si è arrivati ad un punto di non ritorno. Le società non possono essere “dipendenti” dai malumori dei tifosi che chiedono sempre di più, e gli stessi presidenti non possono entrare in un circolo vizioso dove a contestazione si risponde o minacciando la vendita della società o cessando qualunque tipo di investimento. Soprattutto in piazze dove la società rappresenta sia il territorio che una vera e propria risorsa economica per lo stesso.

I fatti di Benevento e Foggia

Dopo l’uscita dai playoff contro il Pisa, un gruppo di tifosi ha esposto uno striscione nei pressi del quartiere Santa Colomba dove si contestava Il Benevento e si invitava “Oreste Vigorito ad andar via”. Lo striscione è stato prontamente rimosso e il sindaco ha chiesto di identificare al più presto gli autori che, avendo affisso gli striscioni in modo illegale, dovranno essere identificati e multati. Non è la prima volta che il Presidente viene contestato, dopo tanti anni al comando del club giallorosso può capitare. Questa volta però sembra che si sia oltrepassato un pò il limite perchè se è vero che i tifosi dovrebbe lamentarsi meno in determinate situazioni, anche i presidenti dovrebbero accettare le critiche ricevute. Il Benevento Calcio rischia seriamente di non iscriversi al prossimo campionato di Serie B. Il Presidente Oreste Vigorito attraverso una nota ufficiale ha annunciato di voler incontrare il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, per consegnargli il titolo della società. Lasciare la guida di una società dopo 16 anni per una contestazione di pochi individui è sembrato esagerato. La curva della Strega ha voluto dire la sua sull’accaduto, non schierandosi direttamente con Vigorito, ma come spesso accade negli ultimi anni con “la maglia”. Fatti che trovano molti riscontri in altre società, prendendo in esempio il sud troviamo il Foggia e sicuramente il Napoli. Approcci societari molto simili ma con presidenti che, diversamente da Vigorito, continuano dritti per la loro strada. Nicola Canonico, presidente del Foggia, ha subito diverse critiche durante il suo operato e tutt’ora è sotto accusa da parte della tifoseria. In riposta alle critiche però, Canonico ha dato 7 giorni a chiunque voglia riscattare le quote della società di presentare un offerta adeguata affinchè lui lasci la presidenza. Le quote sarebbero disponibili a zero euro ma il presidente accetterebbe solo offerte comprensive di tutti i costi della gestione della stagione appena appena conclusa. Mossa provocatoria per dare un segnale forte alla piazza e far capire che Canonico si metterebbe da parte solo se si presentasse qualcuno che possa offrire al Foggia Calcio di più, o almeno quello, che l’attuale presidente garantisce. Vigorito forte della situazione societaria che comprende anche altre quote detenute dalla Pintus e che porterebbe la cifra per acquisire la società a più di 3 milioni di euro.

L’ennesima dimostrazione di un calcio malato

Il Benevento Calcio viene da 6 anni tra Serie A e Serie B, rispettivamente 2 e 4. Tutte stagioni di alto livello con promozioni e campionati sempre al vertice in Serie B e con due onerose partecipazioni al campionato maggiore. La società non ha problemi di denaro, i conti sono in regola e le campagne acquisti ogni anno sono di un certo livello. Questo per far capire che una società che andrebbe presa come esempio rischia di non iscriversi al prossimo campionato di Serie B per fatti extra calcistici. La dimostrazione lampante che il calcio ormai è malato. Presidenti che si offendono per due contestazioni e minacciano di lasciare la società, tifosi che pensano di essere i presidenti e hanno sempre la verità in mano. Partendo dal presupposto che le critiche ad un presidente che ha messo il Benevento Calcio sulla mappa e che viene da annate positive sembrano un pò assurde. Stagioni in cui può accadere che si esca nelle semifinale di playoff perchè a parità di risultato entra il gioco la posizione di fine campionato. Vigorito che però dovrebbe tornare magari ad avere lo stile dei vecchi presidenti, come Ronzi ad Ascoli, che prendevano tutte le critiche senza dire nulla e continuando a fare il loro lavoro. Tifosi che invece dovrebbero iniziare ad uscire da questa smania di protagonismo, iniziare ad essere più riconoscenti e smettere di usare le trasferte in posti lontani come vanto o come dimostrazione di “vero attaccamento alla maglia”. Il calcio è un gioco e per il tifoso è, e deve essere, un hobby da guardare. Guardiamo al Napoli di Aurelio De Laurentis, un presidente che ha sempre avuto una direzione e che ha sempre messo la faccia in tutte le situazioni e tanti soldi per ogni mercato. Contestato per i “pochi risultati” in una piazza che proprio lui ha risollevato dal fallimento e dalla Serie D. Di contro possiamo avere i continui problemi legati ai diritti di immagine che il patron del Napoli ha molto a cuore ed è stata molte volte motivo di cessioni o mancati acquisti. Lo stesso Vigorito possiede, oltre al club, anche giornale e tv di Benevento e i suoi tesserati parlano esclusivamente attraverso questi canali, qualora qualcuno volesse intervistarli dovrebbe pagare. Le contestazioni al Napoli sono un continuo, ma è proprio li che esce fuori la malattia del calcio. Ricatti dei tifosi e presidenti che rispondono come se ci trovassimo all’asilo. Il calcio non può diventare malattia perchè in realtà come quella di Benevento, Foggia e Napoli non si rappresenta solo una squadra ma un intero territorio. Questo vale sia per i tifosi che per la società.